Che cosa sono
Managed Agents sono il nuovo endpoint della Gemini API che permette agli sviluppatori di istanziare un agente completo con una singola chiamata HTTP. Sotto il cofano c'è lo stesso harness che alimenta Antigravity 2.0, abbinato a Gemini 3.5 Flash come modello di default. Ogni agente parte con la propria sandbox Linux effimera, già provvista di skill, server MCP e tool lato server.
Come si configura
La novità interessante per chi sviluppa è il modello dichiarativo: invece di scrivere codice di orchestrazione, l'agente si descrive tramite file markdown versionabili — AGENTS.md per le istruzioni generali, SKILL.md per le capacità specifiche. Cambia il paradigma: l'agente diventa un artefatto sotto controllo di versione come qualunque altra parte del codice, con review, diff e rollback gestiti come si farebbe con un microservizio.
La API si divide in due superfici. La Managed Agents API serve a configurare l'agente — istruzioni, skill, tool. La Interactions API serve a invocarlo. Google fornisce anche template pronti nel Playground di AI Studio per chi vuole partire senza dover pensare alla struttura.
Perché conta
Per chi finora ha costruito agenti con LangChain, LlamaIndex o framework simili, la promessa e chiara: niente più setup di infrastruttura, niente più gestione di code, retry, esecuzione isolata del codice. Google si prende in carico la parte di sistema, lo sviluppatore si concentra sulla logica.
Il rovescio della medaglia, secondo The Verge e MarkTechPost, è l'ennesimo livello di lock-in: più si delega a Google il runtime dell'agente, più diventa costoso migrare altrove. Per i team enterprise può essere un'ottima trade-off operativa; per chi vuole portabilità pura, meno.
Disponibile in preview da oggi nella Gemini API.