Project Starline è stato per anni il giocattolo da fiera di Google: cabine in cui due persone sedute a migliaia di chilometri di distanza si parlavano sentendosi nella stessa stanza, in 3D, senza visori. Il problema è sempre stato lo stesso: era un prototipo. A I/O 2026 Starline cambia nome e diventa Google Beam, e la storia che Google racconta è diversa.
Cosa è Beam adesso
Beam è una piattaforma di videocomunicazione 3D AI-first. Il modello AI volumetrico di Google trasforma stream video 2D standard in esperienze 3D realistiche da qualsiasi angolazione. È pensata per alimentare una nuova generazione di dispositivi AI-enabled — Google non parla più di cabine custom da centinaia di migliaia di dollari, ma di una tecnologia software che vivrà su hardware diverso.
Il pezzo che arriva subito: la traduzione in Meet
La parte concretamente disponibile non è Beam intera, ma alcune delle sue capacità che Google porta in Google Meet. La principale: la traduzione vocale in tempo reale, a bassa latenza, che preserva il tono e l'espressione dell'oratore. Non è un sottotitolo automatico — è la voce della persona, doppiata in un'altra lingua, mantenendo prosodia e timbro.
Per chi gestisce team distribuiti, è il tipo di funzione che cambia davvero il modo in cui si fa una call. Le riunioni internazionali smettono di essere un compromesso linguistico: chi non parla bene inglese può intervenire nella propria lingua e farsi capire al volo.
Cosa aspettarsi
Google non ha condiviso una data di disponibilità generale per Beam come piattaforma — il deploy completo è atteso nel corso dell'anno, con i primi partner hardware. La traduzione vocale in Meet, invece, è la prima cosa concreta a uscire dal laboratorio.